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| Daphne Phelps a Taormina |
La sua vicenda è da lei stessa raccontata nel libro autobiografico "Una casa in Sicilia", di cui vi parlerò alla fine di questo articolo.
La proprietà che Daphne si trovò a gestire è di per sè un luogo straordinario: è Casa Cuseni.
Edificata a partire dal 1900 da Robert Kitson con un progetto innovativo, divenne presto un ritrovo per intellettuali ed artisti del calibro di Picasso, Hemingway, Balla, Depero, Dalì, Lawrence, solo per citarne alcuni.
Arredi e decorazioni furono disegnati con estrema cura, senza dimenticare l'obiettivo di farla diventare il degno contenitore di collezioni artistiche di valore, ancora oggi apprezzabili.
Nelle sue sale echeggiano storie affascinanti, come quella (dipinta sulle pareti della sala da pranzo) della prima adozione di un bambino da parte di una coppia omogenitoriale.
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| La sala da pranzo di Casa Cuseni con i suoi celebri dipinti |
Nel suo libro autobiografico "Una casa in Sicilia" racconta di come, per pagare le spese notarili e di gestione, cominciò ad accogliere ospiti a pagamento, quasi tutti stranieri e benestanti.
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| Robert H. Kitson ("don Roberto") a 33 anni d'età |
Fu così che Daphne non se ne andò più. Curò la casa fino alla morte, avvenuta nel 2005, e fu sepolta nel cimitero di Taormina accanto allo zio.
"Una casa in Sicilia" - mini recensione
Sebbene Daphne non fosse una scrittrice di professione, ha scritto le sue memorie con una buona capacità narrativa e descrittiva, arguzia e vivacità. Insomma, il testo è di piacevole lettura.
- i personaggi (non solo i grandi personaggi che ho già nominato, ma anche l'indispensabile servitù, gli abitanti di Taormina, il boss mafioso ... l'edizione in lingua inglese è anche corredata delle loro foto, assenti purtroppo nell'edizione italiana)
- il valore di documento storico di un periodo complesso della storia di alcune parti della Sicilia, dalla drammatica uscita dalla guerra alla fioritura turistica
- speravo ci fosse più spazio per la storia della casa, la sua genesi, il periodo in cui Kitson lì viveva e dipingeva (invece il libro parte dall'arrivo di Daphne a Taormina e molto raramente volge lo sguardo ai tempi passati)
- ogni tanto emerge un po' di "spocchia" da alta borghesia anglosassone, che descrive i siciliani come un popolo un po' rozzo, poco evoluto e dalle strane abitudini (anche se poi si sa che Daphne nella sua vita ebbe sincere amicizie in Sicilia, molte delle quali senza particolari selezioni di natura sociale o culturale).
Per quanto mi riguarda, volentieri passerei una notte o due nella dépendance in cui visse e lavorò a lungo il pittore e poeta Henry Faulkner, circondata dalle opere che lasciò a Daphne, sua mecenate, amica e ancora di salvezza.

































